giovedì 11 ottobre 2012
Reality, una visione disturbante dell'Italia di oggi.
Aniello Arena è un carcercato ergastolano responsabile della strage di Barra in cui morirono tre persone nel 1991. In carcere scopre di amare il teatro, e dedica la sua vita alle attività della compagnia della Fortezza. Viene visto da Matteo Garrone, che decide di affidargli la parte del protagonista nel suo ultimo film, per l’appunto Reality.
E’ già questa una storia che merita di essere riportata, all’interno di un contesto cinematografico che già di per sé tende a non rischiare poco o niente e per questo tende a essere ricordato poco o niente.
Ma non è il solo motivo per parlare di Reality, un film che ha vinto meritatamente il Premio della Giuria all’ultimo festival di Cannes. La storia parla di Luciano, giovane pescivendolo di Napoli con moglie e tre figli, che ha fatto della simpatia la sua marcia in più nella vita, e si esibisce con imitazioni e travestimenti a feste e matrimoni. E’ proprio ad un matrimonio che Luciano vede l’ultimo vincitore del Grande Fratello, e in lui legge la sua aspirazione di un’esistenza : essere ricco, conosciuto, e ammirato. Tre elementi che nella ricetta piuttosto partenopea ma anche italiana significano : amato.
Si propone alle selezioni, e passa il primo turno. Da quel punto in poi il binario su cui corre la sua esistenza è di tipo mistico – consumistico, ed egli si vede al centro di un piano astrale secondo cui il Grande Fratello lo ha già da tempo scelto come proselita, e lo sta semplicemente mettendo alla prova.
La visione disturbante è di un’Italia ormai veramente in balia a se stessa in quanto a tradizioni e ideali, in cui neanche più il baluardo della figura anziana resiste al dilagare della vetrinizzazione sociale : ogni vita è niente altro che un prodotto da esporre e mettere in una casa, le emozioni e i sentimenti sono le caratteristiche del prodotto, e più ce ne sono più il prodotto vale.
Agghiacciante e memorabile è la sequenza in cui Luciano, ormai in balia della propria folle convinzione, entra di nascosto nella casa del Grande Fratello, osserva con un sorriso assente i partecipanti, fissa la telecamera e ride una risata afona e senza colore. Mentre la ripresa si allarga a Roma intera e le luci si allontananano, la risata vuota resta.
mercoledì 5 settembre 2012
Le favole di Monsieur Lazhar
In una scuola canadese l'insegnante di una classe si suicida.
Al suo posto, arriva l'algerino Bashir Lazhar, che deve far fronte alla difficile
situazione emotiva degli allievi. Bashir non ha un passato felice, e non rivela questidettagli all'interno dell'istituto, omettendo anche di essere un rifugiato politico.
Sarà questo a causargli l'allontanamento dall'istituto.
Questa la trama del film. Cosa c'è di speciale nel film del canadese Philippe Falardeau allora?
Tutto. Incredibilmente denso di energia, a cominciare dall'interpretazione degli attori, che aprono una finestra così realistica da non sembrare possibile.
Il tema centrale della violenza ricorre in tutto il film, sia nella storia personale del maestro Bashir, sia nella dimensione della classe, con una prova durissima che i bambini, i futuri adulti, sono costretti ad affrontare, senza più le protezioni talvolta perfino dannose dei genitori.
I sensi di colpa, la paura di essere inadatti al ruolo, il pregiudizio di sapere troppo della vita, e l'impossibilità di avere un contatto: trappole che vengono disinnescate, solo e soltanto grazie al coraggio. Il coraggio di parlare piuttosto che tacere, il coraggio di continuare a vivere dopo e nonostante il dolore, il coraggio di non smettere di amare.
La favola si chiude nell'abbraccio di un addio, il maestro e l'alunna, entrambi bisognosi di protezione, entrambi grati.
Sarà questo a causargli l'allontanamento dall'istituto.
Questa la trama del film. Cosa c'è di speciale nel film del canadese Philippe Falardeau allora?
Tutto. Incredibilmente denso di energia, a cominciare dall'interpretazione degli attori, che aprono una finestra così realistica da non sembrare possibile.
Il tema centrale della violenza ricorre in tutto il film, sia nella storia personale del maestro Bashir, sia nella dimensione della classe, con una prova durissima che i bambini, i futuri adulti, sono costretti ad affrontare, senza più le protezioni talvolta perfino dannose dei genitori.
I sensi di colpa, la paura di essere inadatti al ruolo, il pregiudizio di sapere troppo della vita, e l'impossibilità di avere un contatto: trappole che vengono disinnescate, solo e soltanto grazie al coraggio. Il coraggio di parlare piuttosto che tacere, il coraggio di continuare a vivere dopo e nonostante il dolore, il coraggio di non smettere di amare.
La favola si chiude nell'abbraccio di un addio, il maestro e l'alunna, entrambi bisognosi di protezione, entrambi grati.
domenica 24 luglio 2011
Il più grande mostro dopo la Seconda Guerra Mondiale

"E' il 26 Luglio 2032. In una cella più simile ad un hotel, un detenuto biondo ormai stempiato apre gli occhi. Fuori c'è il sole, è una bella giornata. Si lava i denti, il volto, si veste. Guarda il calendario. C'è una x sul giorno di oggi.
Ad un tratto si ricorda che oggi è il giorno in cui viene liberato.
I ricordi, come libri impolverati su cui viene soffiato sopra, tornano alla luce. C'è qualcosa in essi che non torna, come se appartenessero ad una vita precedente, come se fossero i passi di una recita fatta tanto tempo fa. Gli anni in carcere sono stati come vivere un'altra esistenza, ma in fondo è stato come guardare la stessa goccia scendere dieci cento mille volte.
Due firme, procedure formali, in mezz'ora è fuori. E' una bella giornata, le montagne sono verdi e l'aria è frizzante. Una macchina lo aspetta.
In tasca poche cose. Il portafoglio di pelle, un orologio di metallo e un foglietto con su scritto un calcolo:
82 x 89 : 7600
82 giorni x 89 omicidi : 7600 giorni di reclusione, ovvero 21 anni.
Così prevede il codice penale norvegese.
Anders Behring Breivik ha sterminato 89 vite, senza pietà, senza ripensamenti, senza rimorsi, uccidendo ragazzi che avevano tutta la vita davanti con pallottole per la caccia agli elefanti. Ha confessato.
Anders Behring Breivik ha passato 21 anni in carcere. Dopo la confessione il processo è stato breve, immediato.
In un giorno, anche se programmato per tre anni, ha mandato una piccola grande nazione in pezzi, una nazione che non aveva mai conosciuto il terrorismo nel proprio paese, una coscienza comune da rifare, migliaia di famiglie distrutte, il Re di Norvegia alla Cerimonia Funebre con gli occhi bagnati dalle lacrime.
Guardando quei prati verdi fuori dalla prigione gli torna in mente il volto di quella ragazza che gli aveva supplicato inginocchiandosi di essere risparmiata, dicendogli di essere ancora giovane. Lui le aveva sparato in testa. Quando le si era avvicinato per controllare che fosse morta, il suo volto era curiosamente sereno. Era riuscito a dimenticare tutto. Ma quel volto deforme e sereno gli era rimasto impresso negli occhi.
In questi anni l'unico amico è stato il prete del carcere. Ha cercato incessantemente di lavare la sua anima nera come la notte, pensando che l'unico sapone per lavare quella tenebra fosse l'amore. Gli hanno insegnato che l'unico modo di salvare il Mondo è spezzare la catena dell'odio.
E alla fine c'è riuscito. Tutto il Mondo voleva la testa di quel ragazzo di 32 anni, mentre lui era l'unico a volerlo salvare.
Ora quell'uomo di 53 anni, che ha incarnato il male, è pronto per ricominciare la sua vita, e la sua anima è pulita"
Le cose potrebbero andare così. Il futuro potrebbe essere questo.
A volte ciò che gli uomini possono fare agli altri raggiunge livelli di crudeltà talmente impensabili che l'unico modo per trovare un significato è immaginare il futuro.
Per portarsi il più lontano possibile da questo presente così assurdo e doloroso.
sabato 18 giugno 2011
Tree of Life non è un film!

Non ho mai visto un film come The tree of Life.
Ne ero certo, non appena uscito dalla sala, lo sguardo che si posava lento da un palazzo all'altro, le luci, la strada, le voci delle persone. Non si percepisce più la differenza tra sala cinematografica e mondo esterno, i confini si fanno labili, gli spazi e i ruoli invertiti. No, non ho mangiato pesce avariato.
Qualche aggettivo per definirlo :
Ambizioso, denso, non strutturato, lungo, impalpabile e frustrante.
Non è una visione confortevole e rassicurante.
Non affronta una vicenda in ordine temporale anzi assicura nelle mani dello spettatore digressioni inafferrabili, continue manciate di sabbia che inevitabilmente scivolano dalle mani.
Forte è la volontà di fornire un ordine alle vicende umane nel loro complesso, forte è la volontà di fornire una risposta alle domande talvolta strazianti e imploranti che ciascun individuo si pone durante la sua esistenza, ed è attraverso queste domande che si snoda, e pone lo spettatore in uno scivolo ad acqua in cui è impossibile fermarsi.
Le domande sono identificate come linee guida di un'intera esistenza.
Dall'infanzia fatta di giochi, suoni, immagini e stupore.
All'adolescenza fatta di ribellione e scoperte, frustrazione ed errori.
Allla maturità, fatta di domande, rassegnazione, dolori e cambiamenti.
La vita, un viaggio a senso unico senza itinerario stabilito.
E' acqua che penetra in ogni anfratto rimasto nascosto, per esaltarne forme e colori, bellezza e miseria.
E' terra che richiama l'uomo alle sue origini e alla sua destinazione.
E' aria che eleva il grido di stupore e di angoscia che gli uomini elevano al cielo, a qualunque Dio essi facciano riferimento.
E' fuoco, che ha bruciato e continua a bruciare, e un giorno smetterà di brillare.
C'è fantascienza, ma non è mai sembrata così reale.
Al di là dei meriti o demeriti artistici che si possono assegnare, è un documento unico nel suo genere, che dovrebbe essere valutato tra vent'anni e preservato dalle critiche o dagli elogi, poichè esistono mille ragioni per amarlo e altre mille per condannarlo.
Due ore di pausa dalla propria vita, credo guadagnate.
lunedì 3 gennaio 2011
E DOMANI
"Tempo, tempo, massa grigia e informe, che occupa tutto l'orizzonte e s'avanza con le sue mille braccia tese e tutto ci sospinge contro. Non si vede uno spiraglio. Quante volte si dice: bisognerebbe fermare la tal cosa, arrestare questo evento, allontanare la scadenza, ottenere una proroga, rinviare una data, procrastinare una rata. Ma è inutile.
Tutto viene avanti come un esercito infinito, spinto da una forza bruta e insesorabile: il tempo. Tutto spunta ai limiti estremi dell'orizzonte, e cresce, s'ingrandisce, s'avvicina, empie il cielo, è su noi; e altre cose sono in marcia vicine e lontan, scavalcano i greppi, superani gli ostacoli, strisciano da tutte le parti tutte inseme, mentre quel polverio là dove la terra tocca il cielo è il nuovo che spunta all'orizzonte e presto sarà su di noi, incalzato da una forza senza cervello e senza cuore: il tempo.
Il tempo che ci piglia le ore, i giorni, gli anni, i quattrini, i capelli, i denti, la gioventu, il lavoro, i ricordi, le persone care. Tutto divora nella su amarcia che non si ferma mai. Se gli si dice: fermati!, se gli si dice: corri!, lui viene sempre con lo stesso passo, non si affretta e non rallenta.
Tempo prepotente, cieco, immenso, stupido, che occupi il cielo e la terra, e vieni avanti con le fauci spalancate, mi hai preso quello che avevo e quello che ho guadagnato, mi hai preso tutto. Che altro vuoi da me? Vuoi la mia vita?
E prenditela!"
Achille Campanile, Cantilena all'angolo della strada.
domenica 19 dicembre 2010
The fading curtain
Il sole comparì alle sei e tre minuti. I suoi occhi erano già aperti, e da tempo osservavano i contorni del mondo che la circondava che di secondo in secondo si delineavano con un tratto più netto. Era come se stesse osservano le numerose passate di colore che servono ad un quadro per prendere forma sulla tela. Poteva osservare ogni singola spiga di grano delinearsi nel campo davanti a lei, le nuvole in cielo tingersi da blu scuro a azzurro chiaro e la goccia di rugiada sul filo d'erba di fronte al suo viso caricarsi di luce come una lampadina.
Le case dei contadini giù in fondo alla valle, con i tetti rossi e irregolari. Gli uccelli nell’aria che già volavano come in ritardo. I rumori del bosco vicino. Il fiume in lontananza.
E poi c'era il sacco a pelo. Ecco, come dimenticarsene. Quel sacco a pelo blu vicino al suo. C'era la sua mano in quella di un altro individuo che incurante di tutti questi particolari riguardo al Mondo a lui circostante, dormiva silenziosamente, in un silenzio quasi ostinato.
Insieme al mondo in quel momento tornavano nitide innumerevoli immagini, sensazioni, ricordi e odori. Come se lentamente il suo corpo si stesse svegliando da un letargo durato molto tempo. La sua memoria era come una fisarmonica da cui le pieghe traboccavano di appunti relativi alle più svariate situazioni.
Gli appariva tutto un tantino sopra le righe, quasi ingiustificato. Il peso che quel risveglio stava assumendo, l’effetto che stava avendo su di lei le pareva eccessivo.
Provò a lasciare la presa sulla mano, come per interrompere la corrente di pensieri che la legava al sacco a pelo blu. Fu come cercare di aprire una porta e rimanere con la maniglia in mano.
Ai pensieri tristi che quella mattina portava si aggiunse un senso di distacco amaro e gelido. Tirò un sospiro e guardò il cielo sopra di lei che era impassibile come una guardia da grandi cerimonie.
Fu nel cielo che si specchiò la lacrima che cominciò a scendere lungo gli zigomi, e poi un’altra e un’altra. Furono lacrime silenziose, lacrime rassegnate senza rabbia. Quelle che scavano i solchi più profondi. Chiuse gli occhi sperando di fare una magia e cancellare quelle lacrime con un trucco da prestigiatore.
Ma le lacrime continuavano a specchiarsi.
Le case dei contadini giù in fondo alla valle, con i tetti rossi e irregolari. Gli uccelli nell’aria che già volavano come in ritardo. I rumori del bosco vicino. Il fiume in lontananza.
E poi c'era il sacco a pelo. Ecco, come dimenticarsene. Quel sacco a pelo blu vicino al suo. C'era la sua mano in quella di un altro individuo che incurante di tutti questi particolari riguardo al Mondo a lui circostante, dormiva silenziosamente, in un silenzio quasi ostinato.
Insieme al mondo in quel momento tornavano nitide innumerevoli immagini, sensazioni, ricordi e odori. Come se lentamente il suo corpo si stesse svegliando da un letargo durato molto tempo. La sua memoria era come una fisarmonica da cui le pieghe traboccavano di appunti relativi alle più svariate situazioni.
Gli appariva tutto un tantino sopra le righe, quasi ingiustificato. Il peso che quel risveglio stava assumendo, l’effetto che stava avendo su di lei le pareva eccessivo.
Provò a lasciare la presa sulla mano, come per interrompere la corrente di pensieri che la legava al sacco a pelo blu. Fu come cercare di aprire una porta e rimanere con la maniglia in mano.
Ai pensieri tristi che quella mattina portava si aggiunse un senso di distacco amaro e gelido. Tirò un sospiro e guardò il cielo sopra di lei che era impassibile come una guardia da grandi cerimonie.
Fu nel cielo che si specchiò la lacrima che cominciò a scendere lungo gli zigomi, e poi un’altra e un’altra. Furono lacrime silenziose, lacrime rassegnate senza rabbia. Quelle che scavano i solchi più profondi. Chiuse gli occhi sperando di fare una magia e cancellare quelle lacrime con un trucco da prestigiatore.
Ma le lacrime continuavano a specchiarsi.
lunedì 25 ottobre 2010
Pieni a rendere

Ieri sera ero a casa, una domenica sera che scivolava lenta,con la pioggia che batteva il ritmo di quelle ore così tranquille. Tlik Tlak Tlik Tlak. Bisogna uscire a mangiare, certo che però si sta bene qua sotto il piumone... Giro i canali, a chi vuol essere il milionario chiedono qual'è stata la diretta televisiva più vista nel Mondo. I funerali di Lady D. Sbadiglio. Guardo il giornale di oggi...a Parigi 11 persone si sono gettate dalla finestra perchè convinte di aver visto il diavolo. Gli occhi si fanno pesanti dallo stupore.
Il tg1. Pappappaparapaaaa...L'omicidio di Avetrana. La mazzata finale. La terapia contro l'insonnia definitiva. I ricordi a questo punto si perdono e la scena diventa densa e acquosa, cerco di resistere ma l'onda è troppo forte mi porta via....attenzione!
Due giovani sono davanti ad un cancello, un cancello di una città del nord Italia, una città che si chiama Avetrana, in cui è avvenuto un omicidio, e quello è il cancello della porta della casa dove abitava la ragazza, proprio così. I due ragazzi fanno foto ricordo davanti alla casa della ragazza uccisa. Le persone piangono e dispensano parole care in ricordo della povera ragazza. Povera e sconosciuta. Ma non per questo meno amata.
La gente è in processione per la città, i pullman sono organizzati per l'Avetrana Mike The Ripper Tour, chi manda un bacio chi getta un fiore, tutti in fila per tre, nessuno si vuole perdere un attimo della città più chiaccherata d'Italia!
Poi l'audio degli interrogatori di Michele Misseri. Così ho ucciso e violentato Sarah. Il protagonista principale del caso cult dell'anno presta ai microfoni del comando dei carabinieri la sua maestrevole voce atonale raccontando di come strinse al collo della sua nipotina la corda, l'ha girata due volte, la ragazza piangeva, poi l'ho violentata. Il rapporto è stato sessuale o anale? Sessuale. è durato cinque sei minuti.
Non sbadiglio più.
Il servizio ha avuto uno share importante, la direzione di rai 1 si dice soddisfatta del lavoro.
Questo articolo non si vuole concludere, e non vuole esprimere una posizione.
Vuole lasciare aperto lo spazio a chiunque per riflettere sulle attuali dinamiche delle informazione, e di come questa possa influenzare le persone. Riflettere sui tour turistici ad Avetrana. Riflettere sugli interrogatori resi pubblici.
Riflettere su questo servizio di stato pagato con il nostro canone.
Riflettere sul telo bianco.
Il telo bianco con cui mostrare pietà.
Un telo bianco per coprire da oggi quello che ci fa venire la nausea e voglia di urlare, per non dimenticarci che siamo vivi e non siamo soltanto bidoni dell'immondizia, buoni solo per ricevere spazzatura.
martedì 21 settembre 2010
Il Top.

"Tu sei il Top
Sei la discografia dei Radiohead
Sei il breakfast quando te lo portano al bed
Sei il sacro e il profano
il vaccino e il richiamo
Sei il re della foresta
quell’ora prima di andare a una festa
sei la quiete, la mia tempesta,
Tu sei il Top
Sei la meta e la metà
la parte per il tutto,
il Tuttosport, il tuttosommato,
la vodka sul gelato,
il fritto misto, il vitello tonnato,
Sei l’aria distratta che mi ha innamorato,
Sei quando siamo sul più bello
la terza corda del violoncello
l’estate scorsa a Castiglioncello,
Tu sei il Top
sei la mia misura,
sei una small-un’extralarge senza paura,
sei attillata al mio cuore
plissettata ai miei sensi
ricamata nei miei ricordi
sei Ugo Tognazzi, sei Alberto Sordi…
sei l’ora che volge al desìo
l’ipotesi ch’esista un dio
la certezza che esisto anch’io…
Tu sei Top
Sei le intuizioni di Carmelo Bene
la sua distanza dai delitti e dalle pene
dalla gente per bene
da chi ti regala un osso, chi ti regala un rene,
l’elettorato che si astiene…
Sei l’acquolina e la sazietà
l’età di mezzo, la varietà,
Sei un capriccio di Paganini,
Raimondo Vianello…la Mondaini…
Sei quando piove tra via Roma e via Mazzini
Tu sei il Top
Sei il colore che mi sta meglio
Il sogno ricorrente
Sei un mezzosoprano…Un bel sottotenente…
Sei l’anima furbetta di Jovanotti
Sei quando i rigatoni son lì lì…e poi…son cotti!!
Sei la carbonara,
De Sica e la Ciociara,
tuttigiùperterra,
il Grande Freddo, la Grande Guerra,
quella temperatura che trovi solo in una serra…
Tu sei Top
Sei il ticchettìo di Fred Astaire
Il Cuore a nudo di Baudelaire
quello matto di Little Tony
Sei i 4 accordi che impari…e poi suoni…
La notte più chiara, il giorno più nero,
la camicia aperta di Tony Manero
le orme sulla neve in quel sentiero…
Tu sei il Top
Sei il mio stile, sei il mio look,
sei Palazzeschi…sei Palahnjuk,
Sim sala bin…sei Kim Ki Duk!!…
Sei l’America, in cui c’era una volta, di Leone,
sei la pappa, col pomodoro, della Pavone,
sei la terza B…l’Aspirina C
la promozione in serie D
l’entrata a gamba tesa, la lista della spesa,
d’Amalfi la più contessa, tra tutti la più contesa,
l’acqua in faccia della doccia
tutto il contrario di quello che scrive Moccia,
il finale della Spada nella Roccia
Sei la rianimazione del cartone in coma
la Retromarcia su Roma
la prima cosa bella che ho avuto dalla vita….
"è il tuo sorriso giovane e sei tu"…
Tu sei il Top
Sei il singulto del single
l’indulto che diventa culto
la pena preventiva
il viaggio di Felicia/ la mia partita I.V.A.
la piccola ondina quando svanisce a riva…
Sei polpa e succo dell’ananàs
il mare inquieto della Duras
“quan chem’astufiu e vadu a fé dui pass”…
Tu sei il Top
Sei la rabbia dolce di Silvia Platt
Il codice Pin del mio Bankomat
I programmi notturni di Rai Sat
Sei il fiocco sul regalo
il gomitolo e lo spago
domenica ti porterò sul lago…
sei Sarah Kane, sei Saramago,
scegli quello che vuoi… che intanto io pago!
Tu sei il Top
Sei quel che m’era sfuggito…
Il mio puzzle mai finito
2 Campari Soda e 3 Mojto
sentire recitare l’infinito…
Sei quando nel pensier mi fingo
come Clint Eastwood nei panni di Ringo
l’esultanza di chi grida Bingo!!
Tu sei il Top
di Bertold Brecht sei la lungimiranza
sei tutti gli oggetti di questa stanza
il pavimento per la mia danza
sei Calimero…la Miralanza
Sei le stagioni che son 4 sulla pizza…
e i matrimoni dentro i film di Kusturizza…
Sei quando taci o sei loquace
E più mi sfuggi e più mi piace
facciamo la guerra facciamo la pace
del 2010 sei la tessera Aiace…
la mia vongola verace…la mia sbronza di Riace…
Tu sei il Top
Sei la cartuccia nuova della stampante
Il cavallino rampante come il barone
l’insegna accesa del baraccone
lo zucchero filato, quello defilato,
vengo meglio da questo lato!
Sei il calcinculo del Luna Park
le creste dei Punk, le croste dei Dark
il giorno in cui non faranno più Quark!!
Sei più ferma d’un geco
più specifica di Umberto Eco
più immutabile d’una commedia di Cecov
Sei la Palma di Cannes, Il Leone di Venezia, l’Orso di Berlino,
tutti i pelouches che vorrebbe un bambino,
Sei una malattia rara,
una malìa, un’omelette, una zanzara,
il pranzo di Babette…un colpo di lupara!!"
Michele di Mauro - Tu sei il Top.
lunedì 6 settembre 2010
Curtains off
Il sole comparì alle sei e tre minuti. I suoi occhi erano già aperti, e da tempo osservavano i contorni del mondo che la circondava che di secondo in secondo si delineavano con un tratto più netto. Era come se stesse osservano le numerose passate di colore che servono ad un quadro per prendere forma sulla tela. Poteva osservare ogni singola spiga di grano delinearsi nel campo davanti a lei, le nuvole in cielo tingersi da blu scuro a azzurro chiaro e la goccia di rugiada sul filo d'erba di fronte al suo viso caricarsi di luce come una lampadina.
Le case dei contadini giù in fondo alla valle, con i tetti rossi e irregolari. Gli uccelli nell’aria che già volavano come in ritardo. I rumori del bosco vicino. Il fiume in lontananza.
E poi c'era il sacco a pelo. Ecco, come dimenticarsene. Quel sacco a pelo blu vicino al suo. C'era la sua mano in quella di un altro individuo che incurante di tutti questi particolari riguardo al Mondo a lui circostante, dormiva silenziosamente, in un silenzio quasi ostinato.
Insieme al mondo in quel momento tornavano nitide innumerevoli immagini, sensazioni, ricordi e odori. Come se lentamente il suo corpo si stesse svegliando da un letargo durato molto tempo. La sua memoria era come una fisarmonica da cui le pieghe traboccavano di appunti relativi alle più svariate situazioni.
Gli appariva tutto un tantino sopra le righe, quasi ingiustificato. Il peso che quel risveglio stava assumendo, l’effetto che stava avendo su di lei le pareva eccessivo.
Provò a lasciare la presa sulla mano, come per interrompere la corrente di pensieri che la legava al sacco a pelo blu. Fu come cercare di aprire una porta e rimanere con la maniglia in mano.
Ai pensieri tristi che quella mattina portava si aggiunse un senso di distacco amaro e gelido. Tirò un sospiro e guardò il cielo sopra di lei che era impassibile come una guardia da grandi cerimonie.
Fu nel cielo che si specchiò la lacrima che cominciò a scendere lungo gli zigomi, e poi un’altra e un’altra. Furono lacrime silenziose, lacrime rassegnate senza rabbia. Quelle che scavano i solchi più profondi. Chiuse gli occhi sperando di fare una magia e cancellare quelle lacrime con un trucco da prestigiatore.
Ma le lacrime continuavano a specchiarsi.
Le case dei contadini giù in fondo alla valle, con i tetti rossi e irregolari. Gli uccelli nell’aria che già volavano come in ritardo. I rumori del bosco vicino. Il fiume in lontananza.
E poi c'era il sacco a pelo. Ecco, come dimenticarsene. Quel sacco a pelo blu vicino al suo. C'era la sua mano in quella di un altro individuo che incurante di tutti questi particolari riguardo al Mondo a lui circostante, dormiva silenziosamente, in un silenzio quasi ostinato.
Insieme al mondo in quel momento tornavano nitide innumerevoli immagini, sensazioni, ricordi e odori. Come se lentamente il suo corpo si stesse svegliando da un letargo durato molto tempo. La sua memoria era come una fisarmonica da cui le pieghe traboccavano di appunti relativi alle più svariate situazioni.
Gli appariva tutto un tantino sopra le righe, quasi ingiustificato. Il peso che quel risveglio stava assumendo, l’effetto che stava avendo su di lei le pareva eccessivo.
Provò a lasciare la presa sulla mano, come per interrompere la corrente di pensieri che la legava al sacco a pelo blu. Fu come cercare di aprire una porta e rimanere con la maniglia in mano.
Ai pensieri tristi che quella mattina portava si aggiunse un senso di distacco amaro e gelido. Tirò un sospiro e guardò il cielo sopra di lei che era impassibile come una guardia da grandi cerimonie.
Fu nel cielo che si specchiò la lacrima che cominciò a scendere lungo gli zigomi, e poi un’altra e un’altra. Furono lacrime silenziose, lacrime rassegnate senza rabbia. Quelle che scavano i solchi più profondi. Chiuse gli occhi sperando di fare una magia e cancellare quelle lacrime con un trucco da prestigiatore.
Ma le lacrime continuavano a specchiarsi.
martedì 29 giugno 2010
The Star Rover

"È la vita a costituire l'unica realtà e il vero mistero. La vita è molto di più che semplice materia chimica, che nelle sue fluttuazioni assume quelle forme elevate che ci sono note. La vita persiste, passando come un filo di fuoco attraverso tutte le forme prese dalla materia. Lo so. Io sono la vita. Sono passato per diecimila generazioni, ho vissuto per milioni di anni, ho posseduto numerosi corpi. Io, che ho posseduto tali corpi, esisto ancora, sono la vita, sono la favilla mai spenta che tuttora divampa, colmando di meraviglia la faccia del tempo, sempre padrone della mia volontà, sempre sfogando le mie passioni su quei rozzi grumi di materia che chiamiamo corpi e che io ho fuggevolmente abitato.
La materia è la grande illusione. La materia, cioè, si manifesta nella forma e la forma è un fantasma.
La mente... solo la mente sopravvive. La materia fluisce, si solidifica, fluisce di nuovo, le forme che essa assume sono sempre nuove. Poi si disintegrano in quel nulla eterno donde non vi è ritorno. La forma è un'apparizione, ma il ricordo permane, rimarrà fino a quando lo spirito resiste, e lo spirito è indistruttibile."
Da "Il vagabondo delle stelle", Jack London.
giovedì 24 giugno 2010
LETTERA AL DIO DEL PALLONE

Ciao Dio del pallone,
ti scrivo perchè è tanto che non ci sentiamo, e approfitto di questa lettera per farti alcune domande che da oggi pomeriggio mi girano in testa.
Come stai?
Ti piace il Mondiale in Sudafrica?
Hai anche tu una vuvuzela?
Anche in Paradiso è saltato il digitale terrestre?
Quanto costa il biglietto nella tua tribuna?
Per chi fai il tifo quest'anno?Tifi Germania come Ratzy?
Queste erano le domande di riscaldamento, un pò per farti capire che non vengo con intenzioni ostili, e porto comunque molto rispetto per uno che fa il lavoro come il tuo.
Ci conosciamo da tanto, purtroppo non abbiamo mai avuto un rapporto facile. Però io e te non abbiamo mai smesso di amarci. Anche se tifo per il Toro, che di amore me ne da a sprazzi, come una ragazza difficile ma bellissima. Anche se sono italiano.
4 anni fa mi hai regalato un sogno, hai realizzato un desiderio che ogni ragazzo vorrebbe esaudito, la propria nazionale campione del Mondo, in cima alle stelle, in cima al più alto dei traguardi, sull'Olimpo, proprio dietro casa tua.
La notte italiana era calda e ci avvolgeva, come le bandiere rattoppate dell'82 dei genitori che qualcuno sventolava con orgoglio. Noi come fratelli camminavamo per le strade e ci lanciavamo nelle fontane, stringendoci in quel tricolore mai così orgogliosamente nostro.
Ho ancora in armadio la gazzetta che titolava "E' tutto vero". E svegliandoci la mattina, camminando per le strade, ci siamo stropicciati gli occhi tutto il giorno, pizzicandoci di continuo a vicenda. Non era un sogno, era vero, e come i sogni più belli ce lo ricordiamo ancora.
Ora, 4 anni dopo, ci cacci giù dall'olimpo e ci mandi all'inferno, ultimi nel girone, fuori dai Mondiali, dopo torelli di slovacchi, paraguegni e neozelandesi che in nazionale schierano pompieri, commercialisti e ortobotanici. E come se non bastasse mi illudi anche facendomi sperare nella rimonta con Quagliarella che si improvvisa Maradona...ma Quagliarella non è Maradona. Lo sai tu, e lo so io.E Simone Pepe, pur avendoci messo i polmoni e le gambe, non è Fabio Grosso.
Perchè non potevi farci stare ancora un pò lì con te? Non dico di riprenotarci il posto, di tenerci ancora 4 anni, capisco che un italiano in casa dopo 4 anni è come l'ospite che puzza, ma dammi solo un minuto un soffio di fiato un attimo ancora! Caro Dio del Pallone mi fai cantare i Gemelli Diversi ti rendi conto?
Però forse ora che ti scrivo, capisco da solo il perchè. Forse quando ci facciamo delle domande siamo già vicini alla soluzione.
Forse la Coppa del Mondo non è un'impresa personale, ma la vittoria di un popolo. Forse la Coppa del Mondo non va a chi cerca gloria come coccarde sul petto. La Coppa del Mondo si prende con la corsa e con il fiato, non con l'eleganza e il dominio tecnico. Raramente la Coppa è vinta dalla squadra più forte. Perchè per tirare un rigore in finale non bisogna essere forti, bisogna avere fede. Bisogna prendere un treno che passa perchè è destino che passi.
Un allenatore che rincorre il bis mondiale riuscito a pochi, pochissimi e non si tiene in bacheca il ricordo di una straordinaria vittoria nel mezzo di una bufera di scandali, è un allenatore che è inseguito dal suo stesso fantasma. Un allenatore che fa proclami di vittoria prima ancora di averne avuta una di vittoria sul campo. Come un federmaresciallo che mantiene l'ordine con le punizioni e la voce altra, e ricorda che questa volta sul suo carro del vincitore non farà salire tutti. Con la paura di sbagliare ad ogni passo e quindi tenendosi strette le proprie certezze di squadra, un Cannavaro granitico, statuario nel vero senso della parola, un Gilardino poeta nichilista del gol, un Pirlo sonnolento e malinconico che ha cercato in un ultimo sprazzo di portarsi la squadra a tracolla. Ma non ci è riuscito. L'onda è passata, e ha chiuso un ciclo portandoselo via.
Forse era meglio stare a Viareggio e fare lunghe passeggiate sulla spiaggia ricordando Il cielo sopra Berlino.
A Johannesburg stanotte è prevista pioggia, e sul nostro carro non c'è neanche un telone.
giovedì 25 marzo 2010
Mordillo

L'infanzia gli ha legato al piede quel palloncino rosso che lui, come un condannato alla nostalgia, si tira dietro e che a volte, con il vento, si solleva.
Cammina sui davanzali delle finestre con l'equilibrio di un funambolo senza ombrellino, scende, come in un bel sogno, il mantello a guisa di ali, per posarsi a terra piano piano.
Oppure, sbucando dai cupi corridoi dell'incubo, si issa sul parapetto e, ebbro di infantile convincipento, grida "E' facile volare!" Prima di lanciarsi nel vuoto.
Jane Birkin
mercoledì 10 febbraio 2010
otto pensieri e mezzo.

"Ma che cos'è questo lampo di felicità che mi fa tremare, mi ridà forza, vita? Vi domando scusa, dolcissime creature; non avevo capito, non sapevo. Com'è giusto accettarvi, amarci. E come è semplice! Luisa, mi sento come liberato: tutto mi sembra buono, tutto ha un senso, tutto è vero. Ah, come vorrei sapermi spiegare. Ma non so dire... Ecco, tutto ritorna come prima, tutto è di nuovo confuso. Ma questa confusione sono io, io come sono, non come vorrei essere adesso. E non mi fa più paura dire la verità, quello che non so, che cerco, che non ho ancora trovato. Solo così mi sento vivo, e posso guardare i tuoi occhi fedeli senza vergogna. È una festa la vita: viviamola insieme! Non so dirti altro, Luisa, né a te né agli altri: accettami così come sono, se puoi. È l'unico modo per tentare di trovarci."
lunedì 26 ottobre 2009
Barack Obama ha saltato un dibattito in tv con una scusa per venire in sala giochi con te.

Barack Obama ha partecipato a Chi vuol essere milionario, e la telefonata a casa l'ha fatta a te.
Barack Obama sta male dentro quando tieni il broncio.
Ormai Barack Obama è sinonimo di innovazione, di speranza, di futuro che ci creiamo con le nostre mani. Potremmo dire che lo stesso Barack Obama è fatto della pasta di cui sono fatti i sogni. Bello, giovane, potente. Ecco a voi il presidente che tutte le nazioni vorrebbero.
Ma è davvero così sana l'iconografia obamiana che ormai dilaga in ogni forma? L'ultima trovata è l'eclatante collezione "Art for Obama", dipinti figurativi della star del momento, stroncata dal Washington Post come intrisa di una "inquietante vena di totalitarismo". Forse in Italia non è così forte come negli Stati Uniti l'Obama-mania, una moda travolgente e incontrastabile che cresce di giorno in giorno. Dipinti, tazze da caffè, poster e pins. Se non fosse già momentaneamente sistemato a fare l'uomo più potente del pianeta la Nike e la Coca-Cola farebbero follie per averlo nella loro scuderia.
E questo prima del 9 ottobre! Barack Hussein Obama si addormenta pensando che tra poco festeggerà il primo anno di mandato presidenziale. La figlia lo sveglia e gli dice "Papà hai vinto il Nobel, buongiorno!" Come dare degli anabolizzanti a un cavallo già vincente.
Si può essere d'accordo o no sulla vicenda, la storia ci dirà se il Nobel alle intenzioni è stato uno sprinter o un paracadute per i progetti di Obama.
Quello che è sicuro è che il mito si ingrandisce.
I dipinti della collezione "Art for Obama" cavalcano la moda, e sono vecchi, antiquati, non stupiscono nè inneggiano a cambiamenti. Il genere pop che mischia tendenze e stili questa volta non riesce nell'intento e forma una minestra riscaldata, fastidiosa, e banale.
Il timbro forzatamente iconografico rispecchia l' idolatrazione dell'immagine del capo fascista, del dittatore russo, del sovrano insomma.
In una nazione che Obama vorrebbe innovativa e al passo con i tempi ritornano i fantasmi di un patriottismo che spaventa anche se non è di destra, e che immerge la nuova folla inneggiante al nuovo eroe, in un'adorazione totale e docile, quasi ipnotizzata.
Magari anche in Italia vorremmo essere così adoranti del Presidente del Consiglio, magari è solo invidia.
giovedì 22 ottobre 2009
Dopo non vedo non sento non parlo.....ti urlo ti insulto ti sbeffeggio.
giovedì 8 ottobre 2009
Inglorious Bastards, un film simil-trash

##AVVISO SPOILER!
Questo articolo parla in parte della trama del film, non leggere se non l'hai ancora visto##
L'ultimo film di Tarantino è l'esatta definizione di ciò che un regista non dovrebbe fare.
Un regista, come qualsiasi altro dispensatore di arte, dovrebbe essere ben conscio di non stare effettuando un esercizio di stile, a meno che questo non sia dichiarato, e Inglorious Bastard non lo è, nè tantomeno dovrebbe considerare il proprio film come una auto-consacrazione, come un gioiello da incastonare su misura al proprio anello.
Le musiche nel film sono ben disposte, essenziali. Visivamente il film è curato, esplosivo, dinamico. Le inquadrature sono perfette. E allora?
Guardando Inglorious Bastard, scena dopo scena, dialogo dopo dialogo, scena dopo scena, attesa dopo attesa, si è contrastati tra due sentimenti: aprire gli occhi a palla sullo schermo e lasciare che la pellicola scorra facendo tacere i continui "mah..." che salgono alla testa, oppure uscire dal cinema e chiedersi...ma queste due ore e mezza erano proprio necessarie?
In questo film Tarantino non fa altro che essere indulgente con i suoi peggiori impulsi di cineasta e persiste nell'ignorare ciò che fa meglio. Arrogante per quanto riguarda la dimensione morale della storia, ancora più arrogante nei suoi infiniti "inside-joke". Neanche la classica sparatoria con pistole incrociate funziona più. Di conseguenza il film non rimane che undivertente, non sia mai, esercizio di stile con protagonisti nazisti cattivi da fumetti, ed ebrei vendicatori-rambo, il tutto sullo sfondo di una storia alternativa.
In aggiunta questo film richiede una pazienza nella visione che altri film di Tarantino non avevano mai richiesto. La maggior parte delle persone che ha visto Kill Bill non avrà probabilmente neanche respirato quando nella scena finale Bill racconta perchè ha cercato di uccidere Beatrix. In Inglorious Bastards si assiste ad una lunga serie di lunghi soliloqui, in cui emerge sia la raffinata costruzione dei personaggi sia la poca brillantezza dell'intreccio che essi hanno tra di loro.
Non si cerca di fare paragoni tra due film completamente diversi per trama e per struttura, ma analizzando la costruzione delle scene ci si rende conto di quando un film prende vita sullo schermo e quando dei personaggi mettono in scena una storia finta. Per due ore il film scorre tiepido interrotto da qualche gag dei personaggi.
Mischia tragedia e comicità, ma il risultato non è tragicomico.
Alla fine la vendetta è garantita dalla carneficina nazista nel cinema. Facile rifugiarsi nella storia alternativa quando non si hanno altre carte da scoprire. Soprattutto quando si è diventati un bambino che non può smettere di smanettare con il proprio giocattolo preferito.
Tarantino ha inquinato il trash che tanto amava. E ora cerca di imitarlo.
giovedì 1 ottobre 2009
Samarcanda
Possiamo dividere essenzialmente ciò che ci arriva dal mondo esterno come buone sensazioni e cattive sensazioni. Entrambe si possono paragonare all'effetto che ha un'onda sulla spiaggia. L'onda si prepara nel riflusso, la vediamo da lontano, la intuiamo, e poi in un secondo ha sbattuto contro la battigia e invade la spiaggia spargendosi in ogni direzione. L'onda non va via subito, rimane un pò, a volte è breve e corta e in un attimo si è esaurita, e ritorna indietro che già un'altra onda è pronta, altre è lunga e si espande per tutta la spiaggia, ogni cosa è sommersa. La cosa importante che sappiamo di ciò che ci arriva dal mondo esterno cioè da ciò che noi non siamo ma ciò che è altro da noi, è che tutto arriva, tutto va via.
La morte di un amico lascia un vuoto in mezzo alla spiaggia. L'onda della notizia si alza violentemente fino al cielo e piomba sulla spiaggia con uno schianto secco, da far tremare la spina dorsale. In mezzo alla spiaggia si crea un buco, e l'acqua cola da questo buco giù nelle profondità dell'anima fino a intaccarci le ossa, il cuore, i polmoni, fino a lasciarci bloccati, paralizzati, senza neanche più la forza di mandare via quest'acqua velenosa con le lacrime, tutto è seccato come se si fosse esaurita la linfa.
Il vuoto della perdita si rimargina lentamente, a volte ci vogliono mesi, altre volte anni. Ma è come se al puzzle di cui è composta la tua vita avessero tolto un pezzo, anche piccolo, e sai che non importa dove potrai viaggiare o chi potrai conoscere, il puzzle rimarrà sempre incompleto.
I distacchi mortali lasciano con il groppo in gola. La morte è per sempre, fino a che il sempre non muore. E quando sia noi che il sempre sia che noi saremo morti, ma ci sarà soltanto spiaggia lunga dal mattino alla sera, nessun'onda e nessun mare, soltanto noi che corriamo nella spiaggia dentro al sole.
"Le stagioni nel sole continuano con te."
La morte di un amico lascia un vuoto in mezzo alla spiaggia. L'onda della notizia si alza violentemente fino al cielo e piomba sulla spiaggia con uno schianto secco, da far tremare la spina dorsale. In mezzo alla spiaggia si crea un buco, e l'acqua cola da questo buco giù nelle profondità dell'anima fino a intaccarci le ossa, il cuore, i polmoni, fino a lasciarci bloccati, paralizzati, senza neanche più la forza di mandare via quest'acqua velenosa con le lacrime, tutto è seccato come se si fosse esaurita la linfa.
Il vuoto della perdita si rimargina lentamente, a volte ci vogliono mesi, altre volte anni. Ma è come se al puzzle di cui è composta la tua vita avessero tolto un pezzo, anche piccolo, e sai che non importa dove potrai viaggiare o chi potrai conoscere, il puzzle rimarrà sempre incompleto.
I distacchi mortali lasciano con il groppo in gola. La morte è per sempre, fino a che il sempre non muore. E quando sia noi che il sempre sia che noi saremo morti, ma ci sarà soltanto spiaggia lunga dal mattino alla sera, nessun'onda e nessun mare, soltanto noi che corriamo nella spiaggia dentro al sole.
"Le stagioni nel sole continuano con te."
mercoledì 9 settembre 2009
09/09/09

Ti svegli, e fuori è buio. Stavi facendo un bel sogno. Parlavi con amici in maniera rilassata del futuro e rincorrevi un aquilone.
Le tre sveglie puntate sulle sei e trenta che creano l'effetto di un attacco termonucleare ti riportano come una fionda alla realtà, che è ben peggiore di un incubo. Guardi la data sul cellulare.
E' il 9/9/09.
Tra due ore dovrai dare l'ultimo esame della tua laurea. La tua vita può cambiare nel giro di venti minuti, e non c'è nessun posto in cui tu possa fuggire da questa verità implacabile.
Respiri lunghi nell'aria della stanza che sa di tempo passato, che non profuma di quel momento. La lucidità ti piomba addosso come un mantello freddo, e il cuore pompa a mille.
Ti accorgi con un pizzico di ironia che nella tua vita le ore sei e mezza hanno sempre avuto un'importanza trascurabile, anzi diciamo che è come se voi due foste due parenti che abitano dall'altra parte del Mondo e si vedono raramente.
Avevi già programmato di andare a correre appena sveglio, perchè ieri sera avevi letto un articolo : il modo migliore per ossigenare il cervello è, appena svegli, correre un quarto d'ora.
Senza colazione, senza lavarsi. Correre. Per una vita ai 100 all'ora.
E allora giu di corsa, con il buio e con l'aria frizzantina. Accendo l'ipod e parte una canzone di Ligabue carica. Buon segno. Corro e il buonumore aumenta ogni passo, accertandomi che non mi veda nessuno mimo nell'aria il gesto di un pugile, ma mi rendo conto di essere ridicolo e mi limito ad un destro-sinistro-gancio.
Torno in casa, mi tolgo i vestiti, mi faccio la doccia, e il buonumore è svanito chissà dove.
Divento improvvisamente molto lento, calcolo i movimenti. I vestiti, la camicia, le calze, i pantaloni, le mutande, già pronti dalla sera prima.
La procedura di vestizione mi ricorda sinistramente la vestizione di un morto. Indosso i jeans, mi abbottono la camicia, mi accarezzo la faccia, come se dovessi separarmene tra poco.
La sensazione è anche quella, già mi vedo andare alla cattedra, lavato, profumato con unguenti, sento il rullo di tamburi e il cuore che batte, e l'ora della mia esecuzione che si avvicina. Vedo un prete vestito di porpora che passa vicino alla mia sedia e pronuncia frasi in latino gettandomi in faccia il fumo dell'estrema unzione e facendomi tossire.
Metto le scarpe, con aria rassegnata, apro la porta di casa, e la sento chiudersi.
Arrivo all'università e mi sento i vestiti addosso come una scarpa scomoda, cammino e riconosco in me un'andatura goffa e confusa. Entro nell'aula, è già un bordello di voci contrastanti, tutti pronti ad instillarti più dubbi che certezze.
Mi rifugio in un angolo, apro i libri, mi viene il vomito. Non trovo lo statino. Non trovo il libretto. Ho l'alito pesante, lo sento.
Accordo in mi minore che risuona nella testa, nell'aula, è dappertutto. Entra il professore.
Da quel momento tutto si svolge con l'andatura di un onda.
L'appello. Wooosh
Venga lei, è il primo. Wooosh.
Prima domanda. Wooosh. La so.
Seconda domanda. Wooosh. Mes e mes.
Terza domanda. Woosh. Non è nel programma, mi scusi. Brivido. Doppio Woosh.
Quarta domanda. Woosh. La so.
Si accomodi.
Wosh Wosh Wosh Wosh.
Non sono morto, posso togliermi la camicia.
venerdì 3 luglio 2009
News Flash - Cambiate le modalità di intervento tramite Decreto 17872-bis
Apprendiamo tramite l'ANSA delle 14.51 che La "Special Journalist Wheels for Mr. Berlusconi è stata sostituita tramite un decreto-legge-istantaneo, comunicato al Parlamento dallo stesso Presidente del Consiglio tramite un sms.
Il modello della ruota resterà lo stesso, ma avrà al suo interno alcuni lievi modifiche.
Si chiamerà "Silvio's Lucky Wheel"
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